Superficie: 2.345.476 Km²
Abitanti: 53.625.000 (stime 2001)
Densità: 23 ab/Km²
Forma di governo: Repubblica democratica
Capitale: Kinshasa (4.240.000 ab.)
Altre città: Kananga 950.000 ab., Lubumbashi 810.000 ab., Mbuji-Mayi 500.000 ab., Kisangani 450.000 ab.
Gruppi etnici: Luba 18%, Mongo 17%, Kongo 15%, Ruanda 13%, Wongo 12%, Asande 10%, altri 15%
Paesi confinanti: Congo ad OVEST, Repubblica Centrafricana e Sudan a NORD, Uganda, Ruanda, Burundi e Tanzania ad EST, Zambia a SUD-EST, Angola a SUD
Monti principali: Ruwenzori 5119 m Fiumi principali: Congo (o Zaire) 4374 Km (totale, compreso tratto zambiano), Ubangi-Uele 2300 Km, Kasai 1950 Km (totale, compreso tratto angolano), Lomami 1500 Km
Laghi principali: Lago Tanganica 15.000 Km² (parte dello Zaire, totale 32.893 Km²), Lago Alberto 5400 Km² (totale, compresa parte ugandese), Lago Mweru 4920 Km² (totale, compresa parte dello Zambia), Lago Edoardo 2200 Km² (totale, compresa parte ugandese), Lago Kivu 1550 Km² (parte dello Zaire, totale 2650 Km²)
Clima: Equatoriale - tropicale
Lingua: Francese (ufficiale), Kongo, Luba, Mongo e altri dialetti etnici
Religione: Cristiana 70%, Animista 20%, Musulmana 10%
Moneta: Franco congolese
Si ritiene che il territorio dell'attuale Congo fosse originariamente abitato da pigmei. I vari regni autoctoni si sono susseguiti nel tempo mantenendo intatte le loro tradizioni e la loro identità, fino all'arrivo dei colonizzatori provenienti dall'Europa. I primi europei ad avere contatti con queste popolazioni furono i Portoghesi, che nel 1842 raggiunsero la foce del fiume Congo e incontrarono gli abitanti del regno Bantù dei Bakongo. Le opportunità di sfruttamento che una regione ricca di risorse naturali come il Congo poteva offrire suscitarono subito l'interesse dei paesi europei.
Fra questi era particolarmente interessato il Belgio, guidato dal sovrano Leopoldo II. Lo storico Jean Stengers sottolinea come la creazione del Congo sia stata "l'avventura personale di un solo uomo", Leopoldo II appunto.
Il sovrano, stimolato dai resoconti dei viaggi di Henry Morton Stanley (al quale venne in seguito dedicata la città di Stanleyville, l'odierna Kisangani) e di Brazzà (1877), inviò lo stesso Stanley nel Congo con il compito di costruire postazioni commerciali e porre le basi per stabilire relazioni diplomatiche, ottenendo così il diritto di esplorazione su vaste zone del Congo. I conflitti venutisi a creare per le pretese territoriali di altre nazioni europee, in primo luogo il Portogallo e la Francia, furono risolti con la convocazione della conferenza di Berlino nel 1884, che riconoscendo i diritti dell'Associazione Internazionale del Congo, fondata da Leopoldo II, decretò la creazione dello stato indipendente del Congo e l'abolizione del commercio degli schiavi. Mentre il controllo sul nuovo stato venne affidato al sovrano del Belgio nel luglio del 1885. Per rientrare nelle spese iniziali, il re cercò di sfruttare la colonia. I soldati reclutati da tutta l'Europa avevano il compito di costringere i contadini a versare una certa quantità di caucciù; dovevano però risparmiare al massimo sulle munizioni. Fu un bagno di orrori e di sangue. I metodi violenti e schiavisti utilizzati da Leopoldo II provocarono disordini e le critiche feroci delle altre potenze europee. Il sovrano belga fu costretto ad istituire una commissione d'inchiesta (1904) che rivelò gli abusi subiti dalle popolazioni locali, e a farsi garante di una serie di riforme, risultate in seguito tutt'altro che soddisfacenti. Nel 1908 il parlamento belga votò l'annessione dello Stato indipendente del Congo che divenne così colonia e prese il nome di Congo Belga. Il contributo del Congo alle due guerre mondiali fu molto importante, sia dal punto di vista militare che da quello economico. Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale i congolesi si schierarono dalla parte degli alleati, permettendo così la conquista del territorio tedesco del Ruanda-Urundi, che poi la Società delle Nazioni decise di affidare al Belgio (1919). Nella seconda guerra mondiale, il paese venne utilizzato per l'estrazione di preziosi metalli quali il rame, il cobalto, lo stagno, lo zinco e l'uranio. Iniziò così uno sviluppo economico che continuò anche dopo la fine della guerra, e che permise ai congolesi di porre le basi per la concessione dell'autonomia interna. In seguito allo sviluppo della produzione industriale successivo alla II guerra mondiale, iniziarono, a nascere i primi partiti politici, fino ad allora vietati: l'Abako (Alleanza del Ba Kongo), guidata da Joseph Kasavubu e il Movimento Nazionale Congolese (MNC) con a capo Patrice Lumumba. I gravi scontri del 1959 indussero il Belgio a proclamare per il maggio del 1960 le elezioni che avrebbero sancito l'autonomia della colonia. Il risultato delle votazioni determinò la nomina di Kasavubu a primo Presidente della Repubblica indipendente del Congo e di Lumumba a primo ministro. Gli Stati Uniti a questo punto considerarono la neonata Repubblica un baluardo fondamentale in Africa contro l'avanzata del comunismo nel mondo. Intanto il malcontento serpeggiava tra gli sconfitti alle elezioni. Nel luglio 1960 Moise Kapenda Ciombe, con l'aiuto delle truppe dell'esercito belga, proclamò la secessione della regione del Katanga. Una risoluzione dell'ONU e l'invio di un contingente militare riportò la normalità. Dopo il ritiro delle truppe ONU, Kasavubu costrinse Lumumba alle dimissioni ed affidò l'esercizio del potere esecutivo ad un governo fantoccio retto da Joseph-Desirè Mobutu. Mobutu (nome di battaglia, Mobutu Sese Seko) divenne il capo dell'esercito congolese a cui spettava il compito di governare il Paese. Intanto Lumumba, accusato di aver incitato l'esercito congolese alla ribellione, era tenuto prigioniero in Katanga dove venne assassinato durante un tentativo di fuga. Nel 1965, dopo l'approvazione della costituzione di Luluabourg (agosto 1964) che sanziona la fine delle secessioni e la volontà popolare di unità nazionale, con un colpo di stato, Mobutu mette fine al fragile governo di Ciombe appena eletto. Nel 1966 venne istituito un regime presidenziale e imposta una nuova costituzione, approvata poi nel 1967. Il partito di Mobutu - Movimento Popolare della Rivoluzione (MPR) - diventa partito unico. Nel 1970 Mobutu è eletto presidente ed inizia un programma di africanizzazione che culmina nel 1971, con il cambiamento del nome del Paese in Zaire. Nel Paese, che era dipendente dai proventi derivanti dalle esportazioni del rame, al crollo del prezzo del rame seguì repentino l'aumento del debito estero. Dopo alcuni prestiti del Fondo Monetario Internazionale negli anni '80, il paese abbandonò il programma del FMI. Corruzione, saccheggio delle ricchezze del paese, tracollo economico e iperinflazione raggiunsero il culmine. Lo stato cercò di dotarsi di nuovi organismi che rompessero con la dittatura di Mobutu. Da questa situazione di drammatica crisi emerse, nell'aprile 1997, un movimento armato guidato da Laurent-Desirè Kabila, ex capo del Partito rivoluzionario del popolo che chiedeva la resa incondizionata di Mobutu. Il 18 maggio 1997 i ribelli conquistarono la capitale Kinshasa - abbandonata pochi giorni prima da Mobutu - e Kabila annunciò l'istituzione di un governo di salvezza nazionale e di un'Assemblea costituente. Da colonia belga con il nome di Congo, poi dominio di Mobutu, con quello di Zaire, il Paese è ora denominato Repubblica Democratica del Congo. La sua situazione socio-economica è preoccupante soprattutto per le condizioni della popolazione: il reddito medio annuo pro-capite è meno di 100 dollari. La Banca Mondiale fissa a 350 dollari la soglia di povertà.
Campo profughi di Kafe, nel Congo orientale. Sono 50.000 gli sfollati dall'inizio di febbraio Ginevra/New York, 15 febbraio 2005 – E' aumentato drammaticamente nella scorsa settimana, riferisce l'UNICEF, il numero dei civili in fuga dai combattimenti nel distretto dell'Ituri, nel Congo orientale. Il conflitto si è inasprito di recente, provocando la fuga di 50.000 persone dai villaggi nei primi dieci giorni di febbraio; negli ultimi tre giorni i rapporti dalla regione segnalano altri 30-35.000 sfollati. Il Direttore dell'UNICEF Carol Bellamy sottolinea che la ripresa del conflitto nell'Ituri segna “ un letale passo indietro per i bambini congolesi e una seria minaccia al processo di pace ” avviato lo scorso anno nella Repubblica Democratica del Congo, dopo cinque anni di conflitti che hanno fatto oltre 3,8 milioni di morti: una delle guerre più sanguinose dalla fine della seconda guerra mondiale, ma anche una delle emergenze più dimenticate del pianeta. “ Dobbiamo costruire una mobilitazione urgente per il Congo, pari a quella per lo tsunami, per fermare la strage di bambini ” ha dichiarato Bellamy “ Questo è un paese che si stava muovendo verso il processo di pace, con la promessa di nuove elezioni a giugno. I rinnovati attacchi contro i civili mettono a rischio il processo di transizione e rappresentano una tragedia per i bambini congolesi”. La maggior parte delle vittime sono civili e in maggioranza bambini. Molti sono stati uccisi durante il conflitto, ma una larga parte di essi sono deceduti per malattie e denutrizione. Così come le case, sono stati distrutti ospedali e scuole. Famiglie e intere comunità hanno tentato di scappare dai luoghi dei combattimenti ritrovandosi senza cibo, acqua, riparo e prive di ogni servizio di base. Circa 1,4 milioni di bambini soffrono di forme acute di malnutrizione. L'area più colpita dall'attuale ripresa del conflitto è la zona di Djugu, appena a nord di Bunia. I villaggi sono stati saccheggiati e bruciati da gruppi armati collegati ai diversi gruppi etnici. Le testimonianze di civili terrorizzati confermano che si sono verificate uccisioni di massa, stupri e saccheggi. Katia Marino, responsabile UNICEF per la scuola a Bunia, appena rientrata da una missione in uno dei quattro nuovi centri che ospitano gli sfollati, ha dichiarato che ogni giorno continuano ad arrivare altre famiglie. “ Non appena si esce da Bunia non c'è sicurezza, a parte questi pochi centri protetti dalle forze di pace delle Nazioni Unite. Ci sono uomini armati, c'è un senso di terrore ed è molto difficile raggiungere la popolazione che ha bisogno del nostro aiuto ”. L'UNICEF ha avviato un intervento di soccorso su vasta scala per assistere le circa 50.000 persone che sono riuscite a raggiungere i quattro luoghi sicuri sorvegliati dalle truppe dell'ONU. Gli interventi riguardano la fornitura di acqua potabile e servizi sanitari, la distribuzione di materiali per costruire ripari e cucinare, e la distribuzione di biscotti ad alto contenuto proteico per i bambini a rischio. Sabato scorso l'UNICEF, insieme ai suoi partner locali, ha distribuito generi per 11.000 famiglie e prevede la distribuzione per altre 5.000 famiglie entro i prossimi giorni. E' in calendario la vaccinazione dei bambini contro il morbillo e l'avvio di un programma di istruzione d'emergenza. L'UNICEF ha lanciato un appello internazionale con l'obiettivo di raccogliere 34,6 milioni di dollari per gli interventi di emergenza nella Repubblica Democratica del Congo nel 2005.
Le informazioni contenute in questa pagina sono state prelevate dal www.globalgeografia.com e dall'articolo "Capire l'Africa: REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. Partire dalle origini per capire il presente" di Daniele Proietto e Raffaello A. Doro pubblicato su www.sociopoliticavelletri.it.